Vita da Commessa

H&M chiude quattro punti vendita in Italia, sciopero dei commessi.

Il 10 giugno c’è stato uno sciopero nazionale dei lavoratori H&M proclamato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in seguito alla decisione dell’azienda, annunciata lo scorso 19 maggio, di chiudere quattro store in Italia: uno a Cremona, uno a Venezia e due a Milano.

Perché un colosso come H&M in continua espansione, ha deciso di chiudere 4 punti vendita nel nostro Paese aprendo una procedura di licenziamento per 89 persone?

Mentre da un lato i sindacati gridano allo scandalo sostenendo che i licenziamenti collettivi sono inaccettabili per una società che è in attivo, H&M replica che i punti vendita si chiudono e si aprono a prescindere dal segno più sul conto corrente e ciascun negozio ha costi e dinamiche economiche diverse: ergo, anche se fatturo centinaia di milioni l’anno, la sopravvivenza di un punto vendita (e dei posti di lavoro annessi) dipende in realtà dalla sostenibilità di quel singolo negozio, dalle performance di vendita, più che dalla disponibilità di cassa del Gruppo. (Da Wired)

Ho fatto qualche domanda a riguardo a Valentina, commessa H&M Parma e delegata FILCAMS CGL Parma.

Perché avete deciso si scioperare?

Le motivazioni non di carattere economico (l’azienda è ancora sanissima), ma bensì di business spiegate nell’incontro del 1 giugno presso Confcommercio a Milano, non hanno convinto né i lavoratori interessati né le O.O.S.S. tant’è che il 6 giugno l’azienda ha mandato una proposta di ricollocamento parziale delle risorse pari circa al 40%.
Si è deciso pertanto di organizzare uno sciopero nazionale per dare risalto e attenzione a ciò che stava accadendo:
H&M, azienda ricca e ancora in forte espansione (apriranno a breve altri 3 negozi), ha deciso di usare il licenziamento collettivo come strumento per seguire le esigenze di mercato e per la riorganizzazione della sua figura, decidendo di iniziare con la chiusura di questi 4 punti vendita, ma monitorando periodicamente tutti i portafogli dei negozi in modo da continuare la sua sostenibilità modificando a suo piacimento la struttura organizzativa dell’azienda, così come per altro espressamente esplicitato dall’azienda nella procedura attivata.
Questi licenziamenti saranno solo i primi di una lunga serie.

In quanti hanno aderito allo sciopero?

Allo sciopero hanno aderito tutti i negozi sindacalizzati e i singoli lavoratori nei negozi senza sindacalizzazione e RSA.
La percentuale di adesione è stata altissima: l’80% dei lavoratori.
In taluni casi alcuni negozi sono stati costretti a tirare giù la saracinesche prima del canonico orario di chiusura. La perdita economica è stata comunque di un meno 10% sul fatturato della giornata.

I clienti come hanno reagito?

Nel territorio di Mestre si sono raccolte le firme dei clienti (più di 5000) contrari anche loro alla chiusura del punto vendita.

L’azienda come ha risposto?

Nei successivi incontri di cui a tutt’oggi è ancora in corso la calendarizzazione, l’azienda è rimasta ferma sulla sua posizione di cessazione attività nei 4 negozi oggetto della procedura e, se pur le posizioni di ricollocamento sono aumentate, restano ancora sotto la soglia del 50%; nell’ipotesi paventata di un incentivazione all’uscita, ancora non è chiaro se la mobilità sarà volontaria o forzata e se sarà estesa ad altre zone d’Italia, i lavoratori e le O.O.S.S non ravvisano la soddisfazione del naturale bisogno di avere una occupazione per garantire alle proprie famiglie una vita dignitosa nelle proposte fornite dall’azienda.

Non possiamo dire ancora con certezza come andrà a finire questa storia ma, cari colleghi di H&M, vi auguro che potrete continuare a chiudere saracinesche in faccia ai clienti dell’ultimo minuto, psicoanalizzare gli indecisi, trattenere il respiro con i puzzoni, fare vetrine, sistemare il magazzino, allestire il negozio per i saldi.

E tutto, tutto il resto.

#staystrong #staycommesso

 

 

 

 

 

Articolo precedente Articolo successivo

Ti potrebbe interessare anche

2 Commenti

  • Reply giulia 14 luglio 2017 at 11:07

    Onestamente spero che qui a Terni non chiuda visto che mi risolve un sacco di inviti senza prosciugare il portafoglio ma ammetto che una situazione simile qui c’è stata con la Prenatale io non ho ancora capito il perchè, so solo che ora mi devo scervellare per cercare regali per bambini

  • Laura
    Reply Laura 14 luglio 2017 at 18:08

    Spero che resista anche ad Ancona!

  • Commenta questo articolo