Vita da Commessa

La “Vita da commessa” all’estero.

La “Vita da commessa” in Italia la conosciamo bene. È fatta di clienti dell’ultimo minuto, maglie semplici ma particolari, domeniche (per chi non sapesse che cosa sia la domenica ho qui la definizione della Treccani: doménica s. f. [lat. tardo domĭnĭca (dies) «(giorno) del Signore»]. – Settimo giorno della settimana (ma primo nella liturgia cattolica), che segue al sabato; è, presso tutti i popoli di religione cristiana, giorno festivo e consacrato al Signore (perciò è detto anche la santa d.): rispettare, osservare la d., partecipando alla messa e astenendosi dal lavoro) in negozio.

Ma com’è fare la commessa all’estero?

L’ho chiesto a Carla, italiana che da un paio d’anni lavora ad Amsterdam.

Da quando lavori come commessa all’estero? 

Da due anni più o meno, da quando mi sono trasferita ad Amsterdam. Ho lavorato in un souvenir shop per nove mesi, poi in uno Smartshop per altri 7 mesi ed ora lavoro in un negozio di abbigliamento da quasi un anno.

È un negozio di abbigliamento, ad Amsterdam.

Come ti trovi?

Mi trovo benissimo! Adoro i miei manager e supervisor e buona parte dei miei colleghi 🙂

Che orari fai? Giorni di riposo?

Faccio 5 giorni a settimana con riposo domenicale e un altro giorno libero. Il mio contratto è da 25 ore ma faccio overtime spesso e volentieri, per cui si può arrivare fino a 38 ore settimanali.

La domenica il negozio è aperto, io ce l’ho libera per mia scelta. Chi lavora la domenica in genere ha un altro tipo di contratto come part time-weekend, quindi acconsentono alla firma. La domenica, festivi e notturni vengono pagati di più 🙂

Reputi adeguato il tuo stipendio?

Si!

La richiesta più strana che ti è stata fatta?

Quando lavoravo nello Smartshop mi è stato più volte chiesto se vendessi droghe (illegali) sotto banco oppure dove trovarle.

L’episodio più assurdo che ti è accaduto?

L’episodio più assurdo che mi è accaduto credo che sia quello di quando lavoravo nello Smartshop. Due ragazze sono entrate, hanno camminato fino alla fine del negozio (piuttosto piccolo) non rispondendo al mio saluto o al mio “posso aiutarvi?” Dopodiché si sono messe a carponi, io ho pensato che avessero perso qualcosa quindi non mi sono avvicinata, ma continuavano a non rispondere. Così, dopo aver fatto un giro del negozio, sono uscite fuori gattonando XD. Solo una volta arrivate in strada si sono rialzate. La mia faccia 0.o .

Essendo all’estero poi mi capitano persone di tutte le nazionalità. Ci sono i clienti che, anche se il prezzo è in bella vista a caratteri cubitali esposto in ogni oggetto, chiederanno sempre per tutto “how much?”  poi ci sono i francesi e spagnoli che ti parlano nella loro lingua non preoccupandosi del fatto di non venir compresi. Gli italiani fanno lo stesso e, lo ammetto, ho fatto spesso finta di non parlare italiano per divertirmi un po’! Quando poi rispondi in italiano continuano la conversazione e solo dopo 5 minuti buoni il loro cervello si sveglia e se ne escono con “ah ma parli italiano!! BRAVA!”.

Sempre riguardo la lingua, un ragazzo italiano chiese a una mia collega “sorry, ablas italiano?”. Non ho resistito a non chiedergli perché chiedesse in SPAGNOLO se parlasse italiano! La risposta fu “e perché io lo spagnolo so”. Non fa una piega.

Sempre sulla stessa onda copio e incollo un episodio che avevo condiviso su fb:

“Io che fingo di non parlare italiano in negozio.
Cliente sborone agli amici : “raga, senza me sareste persi qua!” (Intendendo che lui parlava inglese 😎)
Io, indicando le buste : “Do you need a bag?”
Loro : “cos’è questo ? Cosa ci sta chiedendo? Cosaaa?”
Io, con in mano la busta: “bag. Do you need a bag?”
Loro: 😐😶😮😮😯 cosa?
Io: “a bag, bag baaaggg tascheee!!!”
Finalmente, dopo che gli ho mostrato la capienza della bustina :”ahhh una bustina, no thanks!”
Meno male che senza te sarebbero persi 😂😂😂.”

Non contiamo neanche quelli che l’ultimo dell’anno alle 22:00 stanno ancora in negozio, riempiendolo all’inverosimile, invece che stare a festeggiare. O quelli che a negozio chiuso e luci spente bussano prepotentemente sulla porta per comprare urgentemente delle calze.

Tutte queste cose sono successe nei negozi precedenti e molte ne ho addirittura dimenticate. Devo ammettere che i clienti del negozio in cui lavoro ora sono ugualmente irrispettosi, ma meno divertenti 🙂


Che consiglio daresti a chi volesse fare un’esperienza simile alla tua?

Armarsi di pazienza e buona volontà, girare con tanti curricula ed essere pronti a fare tante prove e colloqui.

 

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