Vita da Commessa

London Calling: Commessa Edition.

London Calling, anche per i commessi. La speranza di trovare un buon lavoro, o semplicemente UN LAVORO, spinge molti nostri connazionali a far le valige e volare oltremanica.

Alcuni vanno con l’intenzione di rimanerci per sempre, pur sapendo di rinunciare a cose che per noi italiani sono la quotidianeità come la Pasta (la P maiuscola, non è un errore), il comunicare gesticolando o il sole (se vivi da Bologna in giù).

Altri vanno solo qualche mese per imparare la lingua lavorando, tipo una giovane me qualche anno fa che, spavalda del suo 8 in inglese alla maturità, decise di provare a fare la cameriera a Londra per un’estate, convinta di andar a pettinare le bambole. Mi sbagliavo. Povera ingenua. Gli inglesi che ordinano una pizza, in inglese, parlandoti alla velocità della luce, cambiando tutti gli ingredienti, trasformando in un battito di ciglia una pizza margherita in una carbonara con un maiale intero dentro, sono abbastanza complicati da gestire e comprendere. Un cliente che cambia 4 volte idea su una t-shirt è più adorabile. Per lo meno parla la tua stessa lingua.

Tra gli Italiani, che non hanno fatto solo una toccata e fuga in Inghilterra, c’è Ella. Le ho fatto qualche domanda per sapere com’è la sua “Vita da Commessa” all’estero.

Da quando lavori come commessa all’estero?

Dal 2006 lavoro a Londra. Inizialmente lavoravo per una multinazionale americana di giocattoli e ora lavoro per un cioccolatiere.

Come ti trovi?

Alti e bassi, dopo tutti questi anni vorrei tanto fare qualcosa di diverso ma una volta entrati in questo settore è difficilissimo uscirne. Il livello di soddisfazione dipende spesso dal team che ho in quel momento, se ho un buon team mi trovo meglio perché mi supportano e mi rallegrano le giornate.

Che orari fai? Giorni di riposo?

Lavoro 40 ore a settimana con due giorni di riposo, tranne a Natale e Pasqua quando dobbiamo fare 6 giorni in una settimana invece che 5, ma poi rimediamo con una settimana corta, magari in quella successiva. Tanti colleghi sono un po’ workaholic e non gli interessa prendersi giorni di recupero. Io sono più esigente su queste cose.

Reputi adeguato il tuo stipendio?

Per il mio lavoro sì, assolutamente, per la media londinese no. Il mio settore è sottopagato rispetto agli altri.

La richiesta più strana che ti è stata fatta?

Probabilmente ancora imbattuto il cliente che, circa 11 anni fa, mi chiese il prezzo di una grafica appesa dietro la cassa. Era parte dell’arredamento e molto chiaramente non in vendita!

L’episodio più assurdo che ti è accaduto?

Di questi ne ho tanti. Vanno spesso di moda le truffe tipo “ho chiamato e mi hanno messo da parte questa cosa, ho già pagato”. Oppure la cliente fissa che un bel giorno telefona e mi chiede se può lasciarmi due delle sue figlie per un paio d’ore mentre porta la terza dal dentista. La settimana scorsa ho avuto una cliente che si è inventata una storia di sana pianta solo per farsi ridare i soldi per un pacchetto di cioccolatini del valore di £2. La cosa allucinante è che si è anche messa a piangere, una vera attrice.

Che consiglio daresti a chi volesse fare un’esperienza simile alla tua?

In realtà non molti perché quando mi è capitato di lavorare con altri italiani ho sempre trovato un’ottima etica, lavorano molto sodo, arrivano in orario, si offrono di fare straordinari. Sarebbe meglio arrivare conoscendo già l’inglese: molti di noi fanno qualche domanda quando viene consegnato un CV, giusto per capire un po’ la vibe della persona. Se uno non capisce una domanda semplice tipo: “Che giorni sei disponibile?” chiaramente è un NO perché non capirà mai le domande dei clienti. Inoltre, prima di entrare a dare un CV, bisognerebbe guardarsi un attimo intorno e informarsi sul negozio perché potrebbero chiedervi se sapete qualcosa dell’azienda, ed è veramente imbarazzante quando la gente sa a malapena che prodotto vendiamo o cerca di guardare gli scaffali di sfuggita per tentare di trovare una risposta. E non parlarsi in italiano in presenza dei clienti, è super maleducato.

 

Alla prossima città, colleghi! 🚀

 

 

 

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